La formazione professionale nel turismo

Lavorando con la suggestopedia in Italia e rivoluzionando un po' l'approccio tradizionale, ho trovato inizialmente tante barriere da parte degli organizzatori dei corsi e dei discenti al metodo nuovo, o meglio dire, DIVERSO. Si propone, infatti, la tematica e non la grammatica, la competenza comunicativa e non quella della struttura grammaticale, si parla di risoluzione del problema linguistico-comunicativo e non di esattezza della lingua. Si incomincia subito a comunicare nella lingua straniera e lo scopo è comunicare sempre meglio e sempre più correttamente. Le strutture grammaticali diventano soltanto un “tool”, un mezzo per raggiungere lo scopo e non il fulcro del linguaggio.  

Per quanto riguardi le lingue straniere, si tende in Italia ad insegnarle come io imparavo il latino ai tempi del liceo 25 anni fa… e cioè è una lezione cattedratica e frontale, pesante, con l’insegnante che spiega la regola grammaticale e il discente che la cerca di capire e applicare in esercizi perlopiù noiosi. I corsi durano mesi, le lezioni si tengono una o due volte alla settimana, di sera... A metà del corso rimangono solo pochi corsisti...

Si usano nell’apprendimento tutti e 5 i sensi, non certo soltanto il visivo e l’auditivo che si usavano a scuola, ma anche quelli olfattivo, gustativo e cinestesico. Ci si propone di SUGGERIRE – da qui la parola “suggestopedia”, dall’inglese “to suggest” per suggerire allora varie possibilità comunicative.

La tematica è assolutamente specifica, fatta di situazioni comunicative strettamente inerenti all'obiettivo professionale.

L'esempio del training - di 3 giorni intensivi - per gli impiegati della reception alberghiera:

Naturalmente si impara anche a mettersi in sintonia con il cliente e si parla dell'importanza dei ruoli "ospite" e "prestatore di servizio" soprattutto in relazione al buon umore e alla cortesia per offrire un servizio migliore. Non mancano le differenze interculturali tra il pubblico di lingua tedesca e quello italiano.

Ecco come conseguenza tempi brevi, obiettivi molto ristretti ai veri bisogni dei discenti, lezioni non cattedratiche e frontali ma divertenti e spigliate, con una ritmizzazione a misura della dinamica del gruppo con l’armonia tra azione e rilassamento, tra ricezione e attività, rispettando, con l’osservazione attenta, la curva dell’attenzione dei discenti. Il trainer diventa membro del gruppo con la differenza che ne ha la responsabilità.

Così si stupiscono i partecipanti, che devono cambiare il significato alla frase “per imparare si deve provare fatica e noia…” un reframing interessante che stupisce tutti.

E a me sembra sia l’uovo di Colombo. Perché è tanto difficile capirlo in Italia, perché gli organizzatori e i responsabili si chiudono, salvo poche eccezioni, alle tecniche nuove, che sono più veloci e più effettive?

Il dott. Ruffino, in un articolo sulla formazione professionale nel settore alberghiero sulla rivista Turismo d’Italia n. 1/2000 scrive che “i costi della non qualità sono i più insidiosi”, e la non qualità è la perdita di tempo. I feed-backs che ho avuto dai miei discenti dell’unico corso sono stati del tipo… “ho imparato di più in 3 giorni che in 5 anni di Liceo…” oppure “… finalmente ho imparato quello che mi serve davvero….” ecc… (vedi i feed-backs dei discenti del corso di tedesco)

Per quanto riguardi l’ottimizzazione delle risorse è un’utopia… La maggior parte degli impiegati alberghieri lavorano ognuno per sé, non sanno che cosa voglia dire organizzazione o teamwork, gli alberghi non hanno una corporate identity, non capiscono che maggiore è la fluttuazione impiegatizia maggiori sono i costi dati dal periodo di apprendimento all’inserimento del nuovo impiegato, perché… non hanno tempo…

A questo punto io racconto volentieri una storia…… saggia….

C’era una volta un boscaiolo che segava gli alberi con una sega spunta. Una mattina passò di lì un uomo che chiese… “Boscaiolo, perché non affili la sega, che poi fai meno fatica?” E il boscaiolo rispose…”Non ho tempo…”

Roberta Ferencich, 2000

  

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