“Approcci umanistico-affettivi e centralità dell’apprendente.

Il caso del metodo suggestopedico”.

 

In una società complessa e articolata come quella attuale l’apprendimento di una lingua straniera diventa un’esigenza per la maggior parte dei cittadini. L’apertura delle frontiere, causa di una maggiore diffusione dei mass-media e di nuove tipologie di professioni, comporta una padronanza linguistica molteplice e completa. Per raggiungere tali scopi e per permettere che i cittadini di una comunità siano linguisticamente pronti ad affrontare, senza difficoltà alcuna, gli ostacoli derivanti dalla comunicazione in L2, è bene che la stessa glottodidattica, concepita come scienza in grado di rispondere alle esigenze che si evolvono e si succedono nel tempo in una comunità linguistica, ponga particolare attenzione alla formazione dei singoli individui.

      Nell’ambito dell’insegnamento linguistico si sono succedute differenti teorie didattiche appartenenti ad eterogenee correnti di pensiero, le quali non possono essere vagliate unicamente come positive o negative. Ognuna di esse ha contribuito alla realizzazione delle nuove tecniche d’insegnamento promosse oggi nella stessa comunità europea. La tendenza generale attuale sarebbe quella di proporre agli studenti che cominciano ad apprendere una lingua, un percorso mirato verso la scoperta delle proprie potenzialità, ottenute attraverso il lavoro e la riflessione. Questa visione tende quindi ad abbandonare la concezione di proporre modelli d’insegnamento uniformi, unici e validi per tutti; piuttosto il percorso linguistico diventa un modo per scoprire e conoscere le proprie risorse, nel tentativo di apprezzarle e rafforzarle costantemente. Non a caso, dunque, sempre maggiore importanza è stata attribuita al ruolo dell’apprendente e ai fattori interni (input linguistico, fattori sociali) ed esterni (età, fattori affettivi, stili cognitivi, motivazione, attitudine) che potrebbero condizionare la buona riuscita del suo apprendimento. Si assiste ad uno spostamento d’interesse dall’oggetto da apprendere al soggetto che apprende, conducendo la scienza della glottodidattica verso una visione maggiormente personologica[1] della figura dell’allievo, in quanto legata alla pedagogia del personalismo. Ci si pone dalla parte dell’allievo, cercando di considerarlo come una personalità in crescita.

     Il ruolo del docente moderno nei confronti del discente è quello di figura guida, complice del discente, in grado di coinvolgerlo ed aiutarlo a superare le difficoltà che nel processo di apprendimento si possono incontrare.

      La figura dell’allievo e quella del docente contribuiscono a creare un’interazione bidirezionale consentita dalla comunicazione, come mostra il seguente schema:

 

                

                                                                                         

 

 

                                                            

 

 

 

    

 

 

 

 

Questo tipo di schema, qualche decennio fa, sarebbe stato caratterizzato da una sola freccia, monodirezionale, che partendo dal docente, sarebbe giunta al discente, considerato come un vaso vuoto da colmare, una tabula rasa[2].

      La terminologia adottata oggi caratterizza lo studente come una persona che vuole studiare per apprendere; non è più il docente che induce lo studente ad imparare, ma è lo stesso discente che volontariamente decide di conoscere una nuova lingua. Ecco perché diventa il soggetto dell’interazione; un’interazione di tipo bidirezionale, continua, tra discente e docente, consentita dalla scambio e dalla comunicazione di entrambi i partecipanti.

     Psicologia dell’apprendente e comunicazione potrebbero dunque considerarsi i due concetti chiave dell’apprendimento linguistico. La comunicazione è da intendersi come scambio di informazioni linguistiche, tra due o più interlocutori, da comprendere e far capire. Non si può quindi sottovalutare il contributo che la sociolinguistica ha dato e continua a dare, focalizzando l’attenzione sulla competenza comunicativa teorizzata da Dell Hymes[3], riferita al padroneggiamento del repertorio linguistico da parte del singolo parlante. In sommi capi non significa solo produrre frasi grammaticalmente ben formate, ma essere in grado di usare le frasi in maniera appropriata alla situazione. Alla competenza linguistica Hymes associa altre competenze, tra cui quella paralinguistica, quella cinesica, quella prossemica, quella performativa, quella pragmatica, quella socio-culturale.  Nell’apprendimento di un L2 è importante che questi fattori siano presi in considerazione, cercando di creare una connessione intrinseca tra le regole d’uso e le regole di formazione dei messaggi linguistici. L’ipotesi di Hymes comporta a livello didattico una considerazione maggiore dei diversi aspetti dell’apprendimento. La comunicazione è dunque da considerarsi come una circostanza nella quale la personalità assume un ruolo tale da caratterizzare l’intero evento comunicativo, attribuendo allo stesso specifici risultati. Il concetto di comunicazione è da intendersi come dimostrazione della propria personalità e trasmissione di codici linguistici e non, attraverso i quali gli interlocutori interagiscono, cercando di raggiungere i propri scopi comunicativi. In una classe per far sì che vi sia una buona interazione linguistica tra discenti e docenti, o tra gli stessi alunni, bisognerà porre la comunicazione anche su un piano personale ed affettivo. Tale concezione porterà i due protagonisti del processo di apprendimento a considerare il loro scambio linguistico come il prodotto di una trasmissione di fiducia reciproca avvenuta durante l’evento linguistico grazie all’atteggiamento disponibile e non direttivo dell’insegnante. Non è casuale la tendenza degli attuali programmi glottodidattici di rivolgere particolare attenzione a quegli approcci detti umanistico-affettivi, sperimentati già negli anni Sessanta, e che hanno tra gli obiettivi comuni quello di considerare il discente principalmente come una persona che agisce in un contesto glottodidattico attraverso la sua stessa personalità, azionando processi psico-affettivi che intervengono nella comunicazione.

     Gli studiosi di tali approcci si concentrarono sulla sperimentazione di tecniche nuove, in grado di valorizzare il patrimonio d’affettività dell’apprendente e di rimuovere quei fattori ansiogeni, derivanti dalla comunicazione in L2, simboli di una personalità probabilmente introversa, timida o timorosa del contatto linguistico. Sono stati individuati dei fattori comuni negativi, che potrebbero sfavorire l’apprendimento. Tra questi bisogna annoverare:

o        la sfiducia in se stessi e la percezione negativa di sé;

o        la competizione che può nascere all’interno del gruppo classe;

o        la conflittualità con l’insegnante.

     Lo scopo degli approcci umanistico-affettivi, detti anche “whole person methods” o “approcci alternativi” è quello di creare un’atmosfera rilassante e motivante che accoglie e coinvolge lo studente innanzitutto in un’esperienza umana positiva. Nel processo di apprendimento l’enfasi viene data principalmente alla condizione di confidenza e agio del gruppo classe, mentre l’acquisizione delle abilità linguistiche diventa un fatto secondario e consequenziale allo sviluppo e alla crescita armonica del carattere di ciascun individuo. Particolare importanza rivestono i fattori emotivi ed affettivi, quali la sicurezza psicologica dello studente e il suo atteggiamento nei confronti dell’apprendimento della lingua. Le tecniche adottate hanno lo scopo di aumentare la stima di sé e delle capacità dei singoli e del gruppo di assumersi responsabilità e di saper prendere decisioni finalizzate all’apprendimento, che diventa, in questo modo, un apprendimento attivo.

     Tra gli approcci umanistico-affettivi bisogna ricordare il Community Language Learning, il Silent Way, il Total Physical Response, la Suggestopedia.

      Particolare attenzione sarà rivolta al metodo suggestopedico e alla sua possibile applicazione nell’ambito dell’istituzione scolastica; è opportuno specificare che proporre un unico metodo nella sua interezza è un errore, poiché l’attuale glottodidattica s’impegna a rispettare le diverse strategie d’apprendimento dei singoli allievi, promuovendo così molteplici approcci. È anche giusto però confrontare le proposte della didattica comunicativa con teorie sperimentate quarant’anni fa di cui, fra l’altro, è stata messa in discussione la loro valenza, a causa dei presupposti teorici e pratici, che pur potendosi considerare innovativi, si presentavano opposti e divergenti con la tradizione didattica del momento.  La proposta è quella di trarre spunto dal metodo suggestopedico per permettere che l’apprendimento di una LS, ma non solo, possa essere vissuto dagli studenti con piacere, e lontano da ogni concezione negativa che un ambiente scolastico potrebbe comportare, abbattendo qualsiasi stereotipo riguardante “le lezioni noiose” e “lo studio fatto controvoglia”, facilitando e motivando così anche il lavoro dell’insegnante.

 

     La suggestopedia e la didattica comunicativa: due metodi a confronto. Spunti e proposte per una didattica alternativa.

 

      La volontà di confrontare la didattica comunicativa moderna con il metodo suggestopedico potrebbe sembrare una forzatura. In realtà l’interesse nasce dall’esperienza personale passata che mi ha vista coinvolta in una serie di metodologie (sempre se alcune di esse si possono definire tali), tra le quali, appunto, l’adozione di tecniche prossime all’approccio comunicativo, integrato con una buona dose di affettività. Infatti se si considerano i presupposti teorici dell’uno e dell’altro “metodo”, si pone in primo piano il ruolo che assume ciascun attore del processo glottodidattico, senza tralasciare gli obiettivi linguistici da raggiungere, e ponendo particolare attenzione allo sviluppo della competenza comunicativa. Diviene opportuno a questo punto stabilire che determinate competenze si potranno raggiungere solo se l’insegnante sarà in grado di avvicinare i suoi discenti al concetto stesso di comunicazione, inteso come scambio, non solo di enunciati e frasi; sul piano strettamente emotivo la trasmissione reciproca di fiducia, lo scambio di emozioni tra discenti e docenti facilitano la comunicazione verbale, rendendo un evento comunicativo più completo ed efficace. Tale coinvolgimento agevola e prepara l’apprendente alla comunicazione di cui, nella didattica comunicativa, si discute molto. Sviluppare una competenza comunicativa potrebbe significare possedere, oltre alle conoscenze linguistiche, extralinguistiche e culturali promosse dai moderni programmi, anche la capacità di saper esprimere con sicurezza al proprio interlocutore determinati enunciati, simboli del proprio pensiero e della propria personalità, con conseguente nascita di una fiducia reciproca.

      Il primo traguardo da raggiungere per l’insegnante suggestopeda sarà proprio quello di far accrescere la fiducia nei discenti sia verso il proprio docente sia nei confronti di se stesso e della disciplina verso cui si avvicina. Tale scambio sarà garantito dall’atteggiamento dell’insegnante che avrà il compito di desuggestionare i propri discenti da influssi negativi, provenienti da insegnamenti precedenti, per poi offrire loro idee positive circa le loro capacità. È molto importante che fin dal primo giorno di lezione (e direi, soprattutto il primo giorno) si creino, negli studenti, attesa, novità ed emozione, trasmessi dall’atteggiamento disponibile dell’insegnante, il quale dovrà anche addentrarsi nella psicologia dei singoli discenti e del gruppo, per comprenderne le dinamiche. Il suo atteggiamento sarà il giusto mezzo per continuare un percorso linguistico caratterizzato da serenità all’interno del gruppo classe, dal prestigio che gli studenti sapranno così attribuire al docente e dall’acquisizione linguistica percepita come gioco efficace.  Direi un circolo chiuso i cui elementi sono concatenati e dipendenti gli uni dagli altri.

 

Diagramma circolare

 

 

Non bisogna dimenticare che gli studi e le relative applicazioni pratiche in ambito suggestopedico sono il frutto di studi scientifici condotti dal dottor Lozanov negli anni Sessanta. Il medico bulgaro volle dimostrare come la capacità di percepire e assorbire il maggior numero di informazioni esterne dipendesse dalla condizione di rilassamento del cervello. Inoltre considerò che, per evitare il fenomeno dell’amnesia retrograda, fosse necessario che le informazioni venissero elaborate sia a livello conscio sia a livello inconscio, favorendo così il lavoro di entrambi gli emisferi; il destro, che elabora inconsciamente, il sinistro che immagazzina i dati consciamente. Tale processo permette di migliorare e aumentare la memorizzazione e l’interiorizzazione dell’input, in linea con l’ipotesi krasheniana dell’apprendimento/acquisizione. La novità del metodo è quella d’insegnare all’intero cervello, rimuovendo tutti gli elementi di varia natura che creano dei blocchi di negatività, che agiscono come barriere di difesa dell’inconscio, limitandone le effettive potenzialità. Questi elementi sono individuabili in condizionamenti di tipo psicologico, socioculturale o ambientale, legati, per esempio, ad esperienze negative con l’insegnante, ad ansie o paure di fallimento, ad errate concezioni di sé. Essi contrastano con il principio fondamentale del metodo suggestopedico, secondo cui un insegnamento che voglia produrre risultati duraturi deve essere stimolante, gratificante e piacevole per lo studente. Per permettere che ciò avvenga, durante una lezione suggestopedica l’insegnante s’impegnerà a “bombardare” il cervello tramite input verbali, motori, emotivi, sensoriali ed estetici, con un uso di tecniche e strumenti gestiti in maniera originale ed efficace. I mezzi con i quali le informazioni saranno trasmesse sono:

 

 

      Lo scopo del metodo diventa quello di stimolare la memoria cinetica, visiva e verbale, affinché vi sia una migliore memorizzazione e un ricordo delle informazioni più duraturo.

Che cosa propone la didattica comunicativa? Quali sono i programmi previsti per l’insegnamento della LS nel contesto scolastico italiano ed europeo? È possibile individuare degli aspetti comuni con gli approcci umanistico-affettivi, ed in particolare con la suggestopedia?

In questa sede si vuole focalizzare l’attenzione sia sul tipo di lezione che si dovrebbe promuovere affinché l’apprendimento sia proficuo, sia sulle tecniche da adottare all’interno della stessa lezione.

Si parte da piccoli accorgimenti che in realtà caratterizzano la lezione comunicativa, ovvero la disposizione dell’aula, verso la quale alcuni insegnanti si mostrano scettici e poco interessati. Bisogna ricordare che una lezione-tipo di suggestopedia si svolge in un ambiente che solo lontanamente ricorda l’aula di scuola grigia, priva di colori e caratterizzata da banchi ordinatamente disposti in lunghe file, al cui vertice è collocata la cattedra, magari rialzata. La disposizione delle poltroncine utilizzate in sostituzione alle sedie è quella di un semicerchio, posizione che permette lo scambio e l’interazione tra discente e docente; le pareti sono riempite di cartelloni raffiguranti tavole grammaticali, cartine geografiche, poster, e l’ambiente allestito con piante. La classe comunicativa, intesa come luogo fisico, setting, (volendo adottare il linguaggio di Dell Hymes dell’acronimo SPEAKING[4]) è un ambiente caratterizzato dalla disposizione “a ferro di cavallo”, dove sia gli alunni che l’insegnante partecipano insieme alla comunicazione e allo scambio delle informazioni linguistiche, servendosi anche, e con più facilità,  della competenza extra-verbale. Questo tipo di sistemazione elimina la distanza psicologica, che, inevitabilmente si crea nella lezione frontale, la quale attribuisce all’insegnante il potere di stabilire i turni di parola, di decidere chi parla e chi tace, di porre l’apprendente in una condizione di subalternità, riducendo così la voglia di rischiare, di sentirsi protagonista dell’apprendimento. In questo modo l’insegnante eserciterebbe sui suoi allievi influenza direttiva, caratteristica controproducente all’acquisizione linguistica, opposta ai principi del metodo suggestopedico e alla didattica attuale, che è favorevole alla presenza di docenti disposti ad accettare i sentimenti degli studenti, ad incoraggiare l’azione e il comportamento dello studente, cercando di scherzare per ridurre la tensione. Un’importante valutazione va fatta circa la correzione dell’errore. Esso va corretto attraverso frasi come “sei sulla buona strada, te lo spiego meglio”, piuttosto che con l’uso di frasi rigide come “non hai capito, hai sbagliato”, che potrebbero attivare meccanismi di sfiducia e demotivazione.

Oggi si parla di spinta all’autoconsapevolezza dell’errore, in riferimento all’atteggiamento tollerante dell’insegnante nei confronti dei discenti. Ci sono degli ambiti ben precisi in cui l’insegnante può intervenire su di esso e situazioni in cui si fa più attenzione al contenuto che alla forma. Nelle attività come i role plays, le produzioni libere scritte e orali, i discenti non andrebbero assolutamente interrotti, ponendo attenzione più sulla fluidità del discorso, o sulle capacità comunicative, o sull’abilità di negoziare gli argomenti. Nell’ambito delle attività analitiche o controllate sarebbe più opportuno che gli errori si correggano. Anche la modalità di correzione è importante, per far fronte ai cosiddetti problemi di faccia[5], riferiti all’inadeguatezza che lo studente avverte di fronte alla classe nel momento in cui la correzione assume i toni di una punizione, sentendosi ridicolo agli occhi dei suoi compagni. Si rischia di inibirlo e di bloccare sia l’interesse all’apprendimento, sia la capacità di rischiare senza il pericolo di essere ripreso continuamente. Bisognerebbe finalizzare l’errore all’autoriparazione, un meccanismo psicologico che i parlanti nativi normalmente adottano, quando si accorgono di aver prodotto messaggi sbagliati. Queste forme di controllo variano secondo il tempo che intercorre tra la produzione errata e l’autoriparazione. Gli insegnanti potrebbero agire abituando gli studenti alla ripetizione di formule come “Può ripetere per favore?Come si dice in…? Come si scrive?”. Una strategia per l’insegnante comunicativo è quella di registrare le produzioni libere, per poi fare un’analisi degli errori commessi.

La tradizionale lezione è sostituita dall’unità didattica, molecola fondamentale nel processo di acquisizione linguistico, che prevede tre momenti fondamentali, indicati dalla psicologia della Gestalt; affinché gli input siano acquisiti dal discente è bene che la lezione sia costituita da tre fasi: GLOBALITA’-ANALISI-SINTESI. Si crede quindi che qualsiasi tipo di testo debba essere presentato ed esplorato prima in maniera globale, poi in maniera analitica e infine realizzando una sintesi in maniera autonoma e una riflessione che permettano all’apprendimento di evolvere in acquisizione, che portino le nuove informazioni ad integrarsi con quelle pre-esistenti. Si otterrà una suddivisione della stessa unità didattica in tre fasi, talvolta analoghe a quelle presenti nel metodo suggestopedico.

Esse sono:

  1. la fase di presentazione (o iconativa per Titone e di “motivazione e globalità” per Freddi), nella quale l’insegnante presenta alla classe la lezione che intende svolgere, attraverso un testo scritto o orale. Sarà lo stesso a parlare più degli studenti in questo momento;
  2. la fase della pratica, in cui gli studenti mettono in pratica le strutture precedentemente presentate dall’insegnante, attraverso esercizi di coppia. Corrisponde alla fase di riproduzione della suggestopedia, concentrata sull’imitazione degli studenti, utile allo sviluppo della memoria procedurale;
  3. la fase della produzione si concentra sulle attività di produzione orale, volte allo sviluppo della competenza comunicativa, attraverso l’uso del role plays. Non è altro che la fase di attivazione del metodo lozanoviano.

Tra le attività si possono distinguere quelle autentiche e quelle analitiche. È sorprendente notare come tra le attività autentiche proposte dalla moderna didattica ci siano delle fasi di ascolto autentico (rilassato e attivo) e lettura autentica. Non siamo così distanti dalle proposte di Lozanov, il quale ha parlato non solo di fasi attive e passive, ma anche di tecniche di rilassamento, come la musica e il training autogeno, previste attualmente. Chiaramente le modalità saranno un po’ diverse, ma gli obiettivi da raggiungere saranno quasi gli stessi, come la comprensione della lingua parlata e l’acquisizione linguistica attraverso l’esposizione ad una grande quantità di input autentici.

 L’ascolto rilassato prevede l’attivazione di processi inconsci, volti all’acquisizione della lingua. In questa fase sono previste le tecniche di rilassamento per aiutare gli studenti a liberarsi dall’ansia della presentazione. Non è molto importante la quantità della comprensione, quanto valutare i miglioramenti sulla sua capacità di comprensione ad ogni ascolto. Più si sentirà libero dall’ansia, più la sua predisposizione alla comprensione crescerà: si potrebbe pensare all’ascolto passivo della suggestopedia, durante il quale gli studenti, rilassandosi grazie alla musica barocca, dovrebbero acquisire inconsciamente gli enunciati linguistici.

L’ascolto attivo prevede una diversa predisposizione degli studenti, i quali si mostrano più attenti e chiedono nuovamente di ascoltare il dialogo precedentemente ascoltato, per l’assimilazione di maggiori informazioni, da utilizzare nei compiti richiesti dall’insegnante, generalmente svolti in gruppo. Queste attività servirebbero anche a favorire la comunicazione tra i discenti. Non sarebbe altro che il concerto attivo suggestopedico, durante il quale gli studenti si concentrano maggiormente per la ricezione delle strutture linguistiche e del lessico, aiutati dalle capacità d’intonazione dell’insegnante.

La lettura autentica è la fase di sviluppo delle capacità di lettura. Qui si dovrebbe abituare lo studente alla lettura rapida, evitando di leggere parola per parola, ma procedendo per blocchi di significato, aiutandosi con l’intonazione. L’uso del vocabolario deve avvenire solo se strettamente necessario, di modo che non rappresenti la sola fonte di consultazione del lessico. Anche nel metodo da noi preso in esame, la lettura acquista un ruolo importante nonostante i testi suggestopedici siano forniti di traduzione a fronte, da consultare qualora lo studente non dovesse sentirsi sicuro.

Le procedure utilizzate per l’acquisizione della grammatica sono quasi le stesse. Il metodo induttivo (dal testo alla regola) è quello che va per la maggiore. Si prevedono attività analitiche, suddivise tra ascolto e lettura. Nell’ascolto, gli studenti concentreranno l’attenzione sulle forme linguistiche richieste, e dopo un lavoro di riconoscimento individuale, si procederà con attività di gruppo e iterazione tra studenti. Quando anche questa fase sarà conclusa, l’insegnante interverrà per procedere con una fase di riflessione guidata, in cui saranno accettate tutte le ipotesi degli studenti, con relativa riflessione metalinguistica sull’uso dei tempi verbali. Durante la lettura, agli studenti verrà chiesto di focalizzarsi su una forma preminente del testo già analizzato. Dopo avverranno lo scambio e la consultazione tra le coppie della classe, stimolandoli alla formulazione della regola. Nel metodo suggestopedico queste attività (fase di attivazione) sono però accompagnate dal gioco, ma assumono particolare importanza sia l’interazione tra gli studenti, che la riflessione metalinguistica delle regole.

Ogni attività è propedeutica, tanto che dopo quelle analitiche i discenti si sentiranno più pronti per affrontare le previste attività libere. In questo caso l’attenzione dello studente si sposta dalla lingua oggetto ai contenuti che, attraverso la lingua è possibile comunicare “scatenando così processi di acquisizione subcosciente”.   Le attività libere previste sono sia scritte che orali. Le produzioni libere orali possono essere di tipo reale, in cui gli studenti narrano di sé, coinvolgendo la sfera affettiva, oppure di tipo immaginario, dove sono previste attività teatrali. Grazie a questo tipo di attività lo studente acquista una nuova identità che gli consentirà di sciogliersi e vincere le resistenze psicologiche provocate dal contatto con la L2. In questo caso è bene servirsi di oggetti o realia, per dare la sensazione di una vera e propria scena teatrale. Oramai si ricorre all’uso dei role plays nella classe comunicativa, tecnica di fondamentale importanza nel metodo suggestopedico.

Come abbiamo potuto osservare, la nuova didattica comunicativa non tralascia l’aspetto umanistico-affettivo dell’insegnamento, piuttosto considera le caratteristiche fondamentali, cercando di integrare nei propri programmi i numerosi metodi e approcci sviluppati nel corso degli anni nell’ambito della didattica, nell’intento di cogliere da ognuno aspetti favorevoli alla formazione degli apprendenti.  Il metodo suggestopedico può rappresentare uno dei tanti modelli d’ispirazione della didattica comunicativa, ma forse il più considerato tra gli altri approcci umanistico-affettivi, in quanto si presenta più articolato e vario sia nelle tecniche che negli obiettivi.

Il metodo in sé resta di difficile applicazione all’interno delle nostre istituzioni che si trovano poco idonee, sia per strutture che per mentalità, ad accogliere una pratica d’insegnamento così originale e nuova[6].

 Viene da sé chiedersi come mai, nell’ambito delle istituzioni scolastiche italiane, non solo sia di difficile diffusione il metodo nella sua interezza, ma anche l’espandersi della didattica comunicativa avviene con lentezza e diffidenza da parte degli organismi scolastici.

 

LA POSSIBILE DIFFUSIONE DEL METODO: LE ESIGENZE DEGLI STUDENTI E LE RISPOSTE DEI DOCENTI.

 

Dopo l’analisi sul metodo suggestopedico e gli studi, mi sono chiesta come mai, dati i risultati soddisfacenti, esso non sia applicato e accettato dalle scuole italiane. Non si pretende che venga applicato in tutte le sue sfaccettature, ma che almeno si adottino alcune delle sue tecniche, tra l’altro presenti e richieste dalla moderna glottodidattica.

Ho così pensato di divulgare dei questionari rivolti a studenti e docenti di alcuni licei presenti nella mia zona, precisamente nel sud della provincia barese, una realtà scolastica piuttosto tradizionalista, ma in fase di modernizzazione. Mi sono servita dell’aiuto di alcuni studenti miei conoscenti, i quali mi hanno consentito di distribuire i questionari nelle loro classi. Si tratta di 3°, 4° e 5° di differenti licei: linguistico, classico e scientifico. La diffusione agli insegnanti è avvenuta sia grazie alle persone sopra citate, sia grazie ad una mia ex insegnante di liceo, conoscitrice del metodo suggestopedico e seguace della didattica moderna, di stampo filo germanico.

 

Gli studenti.

Le domande rivolte agli studenti sono state precedute da una breve introduzione riguardante principalmente le tecniche adottate dalla suggestopedia: il gioco, la drammatizzazione, la musica classica, la traduzione a fronte, la gestualità dell’insegnante. Inoltre si è spiegato che tali tecniche sono utili a ridurre l’ansia e lo stress, derivanti dalla comunicazione in lingua, nel tentativo di rendere l’apprendimento più piacevole. Le domande poste erano mirate a ricavare informazioni circa i metodi d’insegnamento utilizzati nelle scuole oggi e le richieste degli studenti moderni.

Le domande a loro rivolte sono state le seguenti:

  1. “Hai mai sentito parlare del metodo suggestopedico? Se sì dove?”;
  2. “Ti piacerebbe apprendere una lingua in questo modo? Perché?”;
  3. “Hai mai avuto insegnanti che si sono serviti di alcune delle tecniche del metodo?”
  4. “Se sì, credi di aver appreso meglio la lingua o di ricordare più vocaboli rispetto ad una lingua insegnata diversamente?”;
  5. “ Se no, ti piacerebbe che un insegnante proponesse tali tecniche?”;
  6. “Pensi che in Italia sia possibile la sua diffusione, considerando che in Germania e negli USA è adottato maggiormente? Perché?”.

Vorrei partire dal presupposto che le risposte sono state molto soddisfacenti e articolate. Solo alcuni si sono limitati ai monosillabi. Credo che il resto si sia sentito particolarmente toccato dall’argomento, poiché ho scrutato in ognuno la volontà di apprendere in maniera più fluida, una lingua come, per esempio, l’inglese. È anche chiaro che ognuno si esprime in base alla propria esperienza personale, che spesso gli studenti tendono a screditare l’immagine del professore, quindi l’indagine potrebbe risultare poco attendibile; ma credo anche che la stima per un professore derivi proprio dal suo modo di trasmettere la disciplina insegnata. Qualcuno ha persino considerato l’inglese una lingua morta per la capacità dell’insegnante di sminuirla con una “piatta traduzione”. Sembrerebbero parole esageratamente ingigantite, ma non sono mancati i complimenti ad insegnanti più aperti e pronti all’innovazione.

Mi è stata data la possibilità di presentare il metodo suggestopedico in una classe terza, di un liceo linguistico sperimentale (data l’assenza di veri e propri licei linguistici, almeno nella mia zona). Le studentesse solo da poco tempo avevano avuto la possibilità di “imparare divertendosi” ed hanno ammesso che a scuola vanno con una motivazione maggiore, poiché si sentono più capaci di comunicare in una lingua complessa e distante dall’italiano come il tedesco. Le loro lezioni si svolgevano normalmente con testi in lingua, seguiti dalla comprensione e traduzione. Si lamentava che mancasse la comunicazione orale e che ci fosse l’abitudine di assegnare inutili liste di aggettivi e sostantivi da memorizzare “per il giorno dopo”, che oggi, chiaramente, non ricordano più. La nuova insegnante invece ricorre ad una molteplicità di giochi utili alla memorizzazione del lessico.

I cosiddetti “Rollenspielen”, o role plays sono all’ordine del giorno, permettendo lo scambio comunicativo tra i discenti. Alle attività ludiche o di drammatizzazione si affianca l’ora di grammatica, generalmente corrispondente all’approfondimento dell’unità didattica e al suo riepilogo.  La grammatica è spiegata per via induttiva, caratterizzata da spiegazioni più intense lì dove si presentano argomenti più complessi o che qualcuno non ha ben afferrato. Anche la tradizionale spiegazione delle regole grammaticali viene modificata, grazie all’ausilio di immagini divertenti, che si fissano meglio nella memoria. Un esempio è dato dalla spiegazione del maschile, femminile e neutro, in tedesco, dove l’insegnante ricorre a differenti immagini stilizzate raffiguranti i tre generi. La disposizione a ferro di cavallo è stata introdotta solo con l’arrivo dell’insegnante di tedesco, la quale si serve anche della disposizione a gruppi, quando è necessario.

In genere i ragazzi si sono mostrati interessati al metodo, sorprendendo le mie aspettative. Alla prima domanda solo sette persone su cento hanno ammesso di conoscere o di aver sentito parlare del metodo suggestopedico sia in televisione che nelle scuole.

La seconda domanda è stata quella che ha permesso agli alunni di sfogarsi, e a me di capire cosa è in atto nelle scuole, nell’ambito dell’insegnamento linguistico. Solo otto persone hanno dichiarato di non voler apprendere una lingua attraverso queste tecniche, o perché si sentono soddisfatti dal metodo tradizionale, o perché pensano che non siano questi i modi per poter ridurre l’impatto emotivo causato dalla comunicazione in LS. La gran parte di questo esiguo gruppo pensa che un metodo del genere potrebbe distrarre l’alunno, in quanto si farebbe influenzare troppo dall’aspetto ludico, rischiando di dimenticare che “siamo a scuola” e che l’apprendimento non è un gioco.

Tra le risposte “positive” possiamo riscontrare una serie di giustificazioni curiose e interessanti. Ciò che più importa agli studenti è cercare di studiare ed esporre senza il timore di sbagliare, eliminando l’ansia e lo stress derivanti dalla tradizionale interrogazione. Nel metodo hanno riscontrato proprio questo aspetto, ovvero la possibilità di non dover essere vittime del timore, soprattutto per i più timidi, i quali, a causa dell’ansia debilitante, rischiano di mettere in discussione la loro effettiva preparazione.

Il piacere dell’apprendimento diventa per i giovani un aspetto importante, segnato dal divertimento (sostantivo utilizzato complessivamente da settanta studenti su cento). L’esigenza è quella di adottare delle tecniche proficue, efficienti e, allo stesso tempo, rilassanti, per evitare che lo studio linguistico sia appesantito. Solo grazie a questi sistemi, secondo gli studenti, ci sarebbe un coinvolgimento tale da stimolarli e avvicinarli alla materia di studio. Inoltre la suggestopedia, o alcune sue tecniche, aiuterebbe e favorirebbe la memorizzazione delle regole grammaticali, oltre che del lessico, il grande “dramma che affligge i giovani studenti”. È chiaro che non manca la volontà di avvicinarsi ai professori, e un metodo così innovativo potrebbe permettere quest avvicinamento. Secondo i giovani l’empatia, l’atteggiamento meno autoritario dei docenti, l’apertura e la disponibilità a capire e a rispondere alle esigenze dei discenti sono cose che mancano nella scuola italiana. Una buona parte ha focalizzato l’attenzione sulla musica, attribuendo ad essa la capacità di aumentare la passione per la materia di riferimento. Alcuni l’hanno definita come l’aspetto più dolce dell’apprendimento, mentre altri hanno considerato l’elemento musicale come una tecnica da dover utilizzare, perché favorirebbe, più delle altre, la memorizzazione.

Alla domanda numero tre, quarantanove persone su cento hanno sostenuto di aver avuto, o di avere, insegnanti che si sono serviti, o si servono, di modalità d’insegnamento come i role plays e i giochi. Solo quattro persone hanno ammesso che tali procedure non hanno migliorato il loro apprendimento, rispetto all’uso del metodo tradizionale. Gli studenti sui quali non sono mai state sperimentate tali tecniche sono tutti favorevoli all’adozione di approcci più moderni e nuovi, poiché non si sentono motivati allo studio della lingua, se questo è caratterizzato da “noiose, sterili e piatte lezioni”.

Anche l’ultima domanda ha stimolato gli studenti in risposte parecchio articolate e varie, ricche di idee e suggerimenti. La curiosità sta nel fatto che la maggior parte di essi crede nella diffusione del metodo suggestopedico nelle scuole, ma tutti hanno mostrato una sorta di indecisione. Le risposte “sì, ma solo se”, sono state all’incirca trenta. Le perplessità provengono dalle capacità che i professori mostrano nei confronti dell’insegnamento. Bisognerebbe mettere da parte l’idea che l’insegnamento tradizionale sia più proficuo e valido. Diventa importante stabilire il grado di preparazione dell’insegnante, “non a tutti può essere concesso questo grande onere”, nel senso che ci sarebbe bisogno di una maggiore informazione dei professori prima di mettersi in marcia lungo questo cammino nuovo. Il docente, per fare ciò, dovrebbe essere dotato di molta fantasia e pazienza, dimostrando interesse nei confronti delle richieste dei discenti.  Si pensa che anche la collaborazione tra discente e docente sia un aspetto fondamentale, affinché la scuola possa innovarsi, dal momento che si tratta di uno scambio, di una valutazione delle risorse di entrambi i soggetti del processo di apprendimento.

L’atteggiamento assolutamente positivo di alcuni studenti deriva dal fatto che “tutto è possibile, soprattutto se una novità risulta vantaggiosa per tutti”. Inoltre l’esigenza di adeguarsi agli standard europei richiesti non solo dalla didattica, ma in tutti i campi del sapere, dovrebbe portare l’istituzione scolastica ad accettare qualsiasi forma d’innovazione, evitando di chiudersi ed essere scettici nei confronti di sistemi che potrebbero sembrare bizzarri e strani. Emerge da parte di alcuni la constatazione di una maggiore diffusione d’insegnanti più giovani, i quali sono più predisposti alla novità, mostrando una preparazione più recente. Se nel tempo la figura del “vecchio magister” cominciasse a svanire, probabilmente ci sarebbe una maggiore espansione delle moderne teorie glottodidattiche. Un’ ultima curiosità sorge da una risposta, nella quale si ammette che in Italia ci sarebbero buone possibilità di adozione del metodo, in quanto noi italiani siamo famosi nel mondo per la grande capacità che possediamo di comunicare con i gesti. La gestualità dell’insegnante, secondo questo/a studente/essa, favorirebbe l’apprendimento della LS in un contesto scolastico italiano, poiché ognuno si servirebbe di un dono naturale e innato in tutti.

Non possono mancare i “no” secchi degli studenti più toccati da una situazione scolastica particolare. In questa categoria l’argomento più trattato è quello dell’istruzione italiana in genere. Si accusano lo stato e l’istruzione italiani di essere troppo obsoleti e mai pronti all’innovazione, forse per il timore che i docenti possano perdere la loro autorità. Si pensa che l’aspetto ludico possa essere considerato come una perdita di tempo per il docente, non utile ai fini dell’apprendimento degli studenti. I discenti sono convinti che modificare totalmente le abitudini scolastiche italiane sia un passo lungo e difficile, in quanto l’Italia ha una lunga tradizione scolastica, che non si può o non si vuole abbandonare così facilmente.

Come si può notare, le esigenze degli studenti coincidono con un tipo d’insegnamento simile a quello che si prevede nella moderna didattica. Il piacere dell’apprendimento è un messaggio che la voglia di sapere c’è, ma probabilmente manca la giusta modalità di trasmissione delle informazioni. Conoscere una lingua straniera non significa studiare chimica, matematica o storia (senza nulla togliere a queste discipline), ma in questo caso subentra la volontà d’imparare per comunicare, bene primario di ognuno di noi. È vero che le modalità di comunicazione possono essere tante. Per un’adolescente, però, soprattutto con la diffusione di Internet, sapere perfettamente l’inglese diventa una richiesta primaria, e che la stessa scuola dovrebbe soddisfare. Se, quindi, l’insegnamento linguistico fosse alla pari con l’interrogazione di chimica, la volontà di imparare si affievolirebbe, conducendo la persona alla rinuncia, e, da adulti, ognuno vivrebbe un forte senso di dispersione in un mondo oramai così aperto e “inglesizzato”. Perché allora non porsi dalla parte degli studenti, cercando di assecondare le richieste di chi è protagonista dell’apprendimento, affinché anche il ruolo degli insegnanti subisca dei cambiamenti sia per quel che concerne il loro modo di fare didattica, sia per l’attribuzione di un maggiore prestigio attribuito dagli stessi studenti?

Ciò di cui gli studenti si lamentano è proprio la tendenza a seguire determinati standard d’insegnamento, che non portano molto lontano. L’entusiasmo verso nuove modalità stimola allo studio e consente che vengano eliminate differenze eccessive tra i “più bravi” e i “meno bravi”. L’importanza di creare un clima disteso in classe deriva anche dalla possibilità di guidare tutti gli studenti verso una meta unica, nella quale tutti possano sentirsi in grado di comunicare più o meno allo stesso modo. Eliminare la competizione e la consapevolezza di sentirsi “più bravo” dell’altro, sarebbe un fattore determinante per l’apprendimento. Come abbiamo già visto, la suggestopedia permette che già dal primo giorno gli studenti entrino in sintonia tra loro e con l’insegnante, elemento che, anche secondo Lozanov, ha permesso, nei suoi esperimenti, di velocizzare il percorso di studio e di ottenere in ogni modo i risultati positivi sperati.

 

Gli insegnanti.

   Anche gli insegnanti sono stati oggetto delle mie indagini, sebbene il numero dei partecipanti sia stato notevolmente ridotto rispetto a quello degli studenti. Sono riuscita a coinvolgere in tutto dieci docenti di lingua straniera, tutti impiegati in scuole superiori. Il loro questionario è stato preceduto da una presentazione di circa due pagine, in cui sono stati trattati temi quali approcci umanistico-affettivi, fattori comuni e rispettiva diffusione, metodo suggestopedico, finalità e tecniche. 

   Le domande a loro rivolte sono state le seguenti:

  1. Ha mai sentito parlare prima del metodo suggestopedico?
  2. Se sì, ha mai pensato di servirsi di alcune sue tecniche?
  3. Pensa che un approccio del genere possa essere efficace per gli alunni, o che sia solo un a perdita di tempo? Perché?
  4. Quali potrebbero essere, secondo lei, i riscontri positivi e/o negativi del metodo, se fosse adottato in un contesto istituzionale, come quello scolastico italiano?
  5. Dopo aver letto la sintesi sul metodo, sarebbe disposto/a ad un maggiore approfondimento e, magari, all’adozione di alcune tecniche nel corso delle lezioni?

Sei insegnanti su dieci conoscevano già il metodo suggestopedico, grazie agli studi di didattica, che prevedono la conoscenza dell’argomento, almeno nei suoi aspetti generali. Quattro insegnanti su dieci hanno affermato di servirsi di alcune tecniche durante le loro lezioni. La gran parte di essi si serve di drammatizzazioni o role plays per migliorare l’aspetto comunicativo della lingua. Un solo docente si serve anche di giochi didattici, utili alla memorizzazione delle regole grammaticali e del lessico.   L’aspetto musicale non è adottato da nessuno, in quanto tutti hanno dichiarato di dover possedere delle conoscenze a riguardo o di necessitare dell’ausilio di un insegnante di musica. E’ emerso da alcuni, però, che la musica viene molto utilizzata dai giovani mentre studiano, il che potrebbe far pensare che favorisce la concentrazione. Certo non si parla di musica classica, ma il fattore melodico è comunque presente, e gli stessi studenti affermano di sentirsi più stimolati dalla musica, e di focalizzare e memorizzare meglio alcuni concetti.

Le risposte negative sono state sei e, se alcuni insegnanti sono legati al metodo tradizionale perché abituati o perché ritengono che esso sia più proficuo, altri credono che un metodo, o meglio un approccio, debba essere adottato secondo il grado d’istruzione della classe intera e della disciplina degli studenti. Infatti si potrebbero creare situazioni demotivanti anche per l’insegnante, il quale, pur mostrandosi interessato alle innovazioni, è costretto a servirsi delle solite tecniche, in quanto permettono di tenere sotto controllo tutti gli studenti. Questa è stata l’opinione di alcuni docenti di lingua, impiegati in un istituto tecnico. Secondo tali insegnanti sarebbe difficile coinvolgere degli studenti per “nulla motivati allo studio”, pronti a sottovalutare o criticare le risorse dell’insegnante.  Una tecnica come l’infantilizzazione, sarebbe oggetto di giudizi e derisioni da parte degli studenti, i quali metterebbero in cattiva luce la figura dell’insegnante. Il rifiuto non deriva dalla non condivisione di alcuni di questi approcci, quanto dal tipo di corso di studi nel quale si opera. Un docente impiegato in un liceo, sarebbe, secondo alcuni, molto più stimolato dai suoi alunni, sicuramente più preparati e pronti a qualsiasi tipo di tecnica, pur d’imparare.

Tra i più predisposti alle innovazioni, è emerso anche l’atteggiamento empatico dell’insegnante, il quale rappresenterebbe la prima condizione per l’eliminazione di situazioni conflittuali che, inevitabilmente, nascono in classe, bloccando il processo di apprendimento. Mostrare comprensione e fiducia ad un discente diventa importante, affinché in tutta la classe possa instaurarsi il clima favorevole e rilassato, utile ad eliminare l’inevitabile competizione tra gli studenti.

Sull’efficacia o meno del metodo la gran parte degli insegnanti “favorevoli” ha affermato che tali tecniche sono utili ad aumentare l’aspetto comunicativo della lingua, e ad accrescere la motivazione ad imparare. Inoltre ogni studente diventa così attore del proprio processo di apprendimento, occupando una posizione primaria e non subalterna al docente. Anche per lo stesso insegnante, l’insegnamento diventa un piacere, poiché, favorendo le risorse dei singoli, egli ha la possibilità di trarne spunti per soddisfare completamente le richieste dei discenti, e, allo stesso tempo, migliorarsi.

Gli insegnanti meno vicini a questa linea di pensiero reputano che alcune tecniche potrebbero essere proficue, se adottate in quantità limitate, in quanto gli stessi studenti potrebbero “approfittare” dell’aspetto ludico, dando poca importanza all’aspetto formale della lingua e dimenticando che “si è sempre a scuola”. In realtà lo scetticismo deriva dal timore di tralasciare la grammatica, le strutture della lingua, la traduzione e tutti quegli elementi che per decenni hanno caratterizzato la didattica delle lingue.

La tradizione scolastica italiana, soprattutto quella presente nel meridione, è ancora radicata a modelli tipici, ormai non più richiesti nell’ambito dell’istruzione europea, ma che difficilmente si vogliono accettare sia per lo scetticismo, sia per la paura che parte del prestigio possa essere sottratto. Si è probabilmente legati ad una struttura gerarchica in cui l’insegnante ha una certa autorità, non solo agli occhi degli alunni, i quali devono rispettare e accettare il suo “modo” d’insegnare, ma anche nei confronti della società nella quale è immerso. Colui che dovrebbe formare i suoi allievi è visto come colui che sa, colui che deve “riempire” i discenti grazie alla sua conoscenza; e sicuramente questo processo non potrà essere portato avanti giocando, in quanto la scuola è un ambiente istituzionale. Questo è quanto emerge in realtà provinciali, circoscritte a pochi individui, dove lo scambio di informazioni è limitato. Ma non sempre è così, e, nel tempo alcuni aspetti si stanno migliorando.

Per alcuni insegnanti il fatto di essere meridionali è penalizzante, a causa delle distanze notevoli che sussistono con altri paesi dell’Unione Europea. Se, infatti, per le regioni del nord è più semplice raggiungere stati come la Germania o la Francia, confinanti con l’Italia, per chi vive al centro-sud è più complesso per i tempi e i costi. Non sono pochi i casi di scuole del nord gemellate con scuole di Paesi confinanti, alle quali è data la possibilità di comunicare realmente in lingua straniera con i loro coetanei. L’unica possibilità per gli studenti centro-meridionali sarebbe quella di servirsi della posta elettronica, sebbene non tutte le scuole abbiano la possibilità di rendere il servizio disponibile, a causa delle strutture carenti.

Sul concetto di istituzionalizzazione del metodo quasi tutti i docenti sono d’accordo sull’impossibilità di adottarne uno solo ed unico valido per tutti, altrimenti si farebbero dei passi indietro. Molto frequente è stata la risposta che ogni professore deve calibrare il suo insegnamento in base alla classe nel quale insegna. Per alcuni è giusto che le varie modalità proposte dalla didattica vengano adottate, selezionando il materiale e i programmi in base alle finalità da raggiungere in ogni tipo d’insegnamento e in base al grado di preparazione degli studenti.

Il metodo suggestopedico non è sembrato una novità per tutti, sebbene, anche tra gli insegnanti più giovani ci siano state delle perplessità riguardo la sua esistenza. La particolarità sta nell’adozione della musica, fattore di rilievo, ma per il quale occorrerebbe una buona preparazione che non tutti possiedono. Le altre tecniche adottate hanno sicuramente contribuito alla realizzazione e stesura di alcuni programmi moderni, utili ad una preparazione e conoscenza maggiori in ambito linguistico, magari più conformi ai programmi e alle richieste dell’EU.

 

 Conclusioni

 

Nel corso della vita, ogni uomo è costretto o tenuto ad apprendere svariate discipline, le quali gli consentono di fare delle scelte, orientate in base ai propri bisogni e ai propri desideri. L’istituzione scolastica, dal primo giorno di scuola fino all’ultimo, ha lo scopo di formare i cittadini della propria comunità, in modo da renderli coscienti della loro stessa persona, oltre che di fornire conoscenze appartenenti alla tradizione di ogni paese, e, attualmente, dell’intera comunità mondiale.

Come ben si sa, gran parte dell’istituzione scolastica è caratterizzata dalla figura dell’insegnante, il quale, per primo, ha il compito di occuparsi della crescita e dello sviluppo di ogni singolo allievo. Io credo che nella vita di ognuno, il ruolo dell’insegnante sia stato determinante, tanto da rimuovere difficilmente la sua immagine dalla memoria (positiva o negativa), anche a distanza di decenni.

Prima di occuparsi della formazione degli alunni, quindi, è bene che le istituzioni si impegnino a formare correttamente gli insegnanti, a tener conto non soltanto del loro livello di conoscenza dell’ambito disciplinare in cui sono impiegati, ma anche di una buona conoscenza che possa permettere di trasmettere in modo corretto le informazioni ai propri discenti. È necessario che essi posseggano conoscenze in ambito psicologico, che li mettano in grado di comprendere la sfera affettiva dei diversi alunni con cui ogni giorno  entrano in contatto.

È normale che le nostre azioni siano caratterizzate da una buona dose di “affettività”, o meglio, da quella parte personale che inevitabilmente è presente in tutte le situazioni e nei compiti che spettano ad ognuno. Lo studio potrebbe considerarsi l’emblema dei compiti, in quanto porta ogni singolo studente a tenere in costante attività il cervello, con il molteplice scopo di rendere personali i concetti e risolvere vere e proprie prove, le quali consentono la verifica delle conoscenze acquisite. Per facilitare e rendere piacevole questo compito, gli stessi insegnanti dovrebbero possedere le più svariate conoscenze.

Come è stato già detto, la figura dell’insegnante di oggi è quella di un eclettico, in grado di trasmettere nel modo migliore il proprio sapere.

I grandi passi avanti che la didattica fa giorno dopo giorno, consentono di tener presenti le esigenze degli studenti e di rispondere nella maniera più consona ai loro bisogni. In questo modo il contesto scolastico si potrà arricchire di figure che perdureranno nella memoria come ricordi positivi e da “imitare” lì dove sarà possibile. Muoversi sulla strada del personalismo, di quella visione “personologica” dell’istruzione, significa valutare tutte le risorse di ognuno, consentendo a tutti di poter proseguire verso il cammino prescelto, con la giusta motivazione che permette di svolgere i propri compiti. La fiducia in se stessi si acquisisce, come abbiamo sperimentato, con la conferma della stessa da parte di qualcuno. Sarà più difficile credere in se stessi, se nessuno ci permette di farlo, apprezzando il minimo sforzo da noi eseguito. L’autoconsapevolezza di “potercela fare” diventa tale solo se qualcuno è consapevole dei nostri successi. Tutto sta nel saper comunicare tale certezza.

Nel caso della glottodidattica, è diventato sempre più importante oggi tener presente i diversi aspetti dei discenti, affidando agli stessi un ruolo centrale. È normale che per consentire al discente di rivestire tale importanza, la scuola necessita di insegnanti che sappiano attribuirgliela, attraverso la loro preparazione.  L’apprendimento linguistico è diventato un processo che prevede uno scambio bilaterale tra di discente e docente, consentito dalla comunicazione sia in lingua straniera, sia grazie al linguaggio universale della comunicazione non verbale, indice di molteplici significati utili a favorire e ampliare meglio la comunicazione e la trasmissione dei messaggi. 

Il motivo che mi ha spinto ad approfondire meglio il caso del metodo suggestopedico è di tipo strettamente personale. Anche io sono stata “vittima” di una molteplicità d’insegnanti che oggi ricordo positivamente e non: e coloro che ricordo con maggiore piacere o dispiacere sono proprio gli insegnanti di lingua straniera e italiana.

Nel corso di questi anni universitari, la glottodidattica mi ha permesso di capire quale dei miei insegnanti si sia attenuto ai dettami della disciplina. È chiaro che essere fedeli interamente ai manuali di glottodidattica diventa un compito arduo, in quanto è bene che il proprio insegnamento venga adeguato alla classe in cui si lavora. Ne è comunque emerso che le discipline linguistiche meglio assimilate sono proprio quelle in cui c’è stato un tipo di approccio vicino alle esigenze degli studenti, con una modalità di trasmissione delle conoscenze lontana dagli standard tradizionali e vicina al cosiddetto approccio comunicativo.

L’apprendimento, da parte di alcuni insegnanti, è stato reso molto più piacevole, e anche più proficuo.

A prescindere poi dalle conoscenze esclusivamente linguistiche, è bene considerare l’aspetto umanistico. È sorprendente come il ruolo dell’insegnante venga, in questo modo, quasi “divinizzato”, preso come modello da seguire e consultare ogni qual volta il caso lo richiede. La possibilità che l’insegnante “umanistico-affettivo” potrebbe dare ai discenti è anche quella di modificare alcuni aspetti della personalità. Si tende ad acquisire quel giusto grado di sicurezza di sé, che molti studenti dalla personalità più introversa non possiedono, e che porta sicuramente ad ottenere sempre buoni risultati. L’aula diventa una palestra dove poter acquisire conoscenze e destrezza da utilizzare in modo corretto soprattutto all’esterno, lì dove gli scambi linguistici sono all’ordine del giorno.

 L’insegnante di suggestopedia consente ai suoi allievi di agire in questa palestra comunicativa con molta libertà, senza nessun condizionamento, fuori del timore di sentirsi giudicati dall’insegnante e dal gruppo: caratteristiche che preparano i discenti alla comunicazione con il mondo esterno. È stata questa la caratteristica principale che mi ha incuriosito, oltre al fatto che, con il suo grande carisma, con la suggestione, l’insegnante riesce a coinvolgere i suoi studenti in un processo che talvolta è più complesso del previsto. Il suo ruolo è di fondamentale importanza e le sue azioni caratterizzano il metodo stesso.

 La presenza di insegnanti in grado di trasmettere la volontà e la motivazione alla conoscenza dovrebbe diventare un’esigenza da diffondere in tutta l’istituzione scolastica. Al di là del metodo suggestopedico in sé, l’adozione di alcune sue tecniche, tra l’altro previste dalla moderna glottodidattica, sarebbe il giusto antidoto per i giovani studenti che si accingono ad apprendere una nuova lingua, senza considerare il processo di apprendimento linguistico come una costrizione. Sarebbe un modo per superare il pregiudizio dell’insegnante nemico, austero e distante, che inevitabilmente si costituisce negli studenti, e per valorizzare il ruolo di ciascun docente che si fissa come segno indelebile nelle coscienze di ognuno, incidendo profondamente sulle scelte e sulla personalità di ogni individuo.

   

 

Paola De Grazia

 


Ringraziamenti:

Roberta Ferencich (magari tutti gli insegnanti avessero un cuore grande quanto il suo); la prof.ssa Esposito (immer in meinem  Herzen); la prof.ssa Castellani (per l’ondata di umanità che porta e lascia nell’accademico mondo universitario); la musica (tutta); la mia relatrice e il mio correlatore (non tutti i mali vengono per nuocere); Bologna; la mia terra;  i miei amici (tutti); la mia famiglia (sempre con me).

 

 

 


 

 

 



[1] Porcelli, G. Principi di glottodidattica Brescia, La Scuola, 1994, cap. II, p. 36.

[2] Balboni, P.E. Le sfide di Babele, Torino, UTET Libreria, 2002.

[3] Hymes, D. “On comunicative competence”. In J.B. Pride, J. Holmes. Sociolinguistic, Harmondsworth: Penguin, 1972. Trad. It. “La competenza comunicativa”. In F. Ravazzoli, Universali linguistici, Milano, Feltrinelli, 1979.

[4] Per l’analisi dell’evento comunicativo in una situazione di apprendimento il sociolinguista Dell Hymes adotta l’acronimo SPEAKING, per indicare rispettivamente il Setting (luogo fisico), la Scena culturale, i Partecipanti, gli Scopi (ends), gli Atti o mosse comunicativi, la Chiave o atteggiamento psicologico (key), i Mezzi (instruments), le Norme d’interazione, il Genere comunicativo.

[5] Ciliberti, A. In Serra Borneto, C. (a cura di), C’era una volta il metodo. Tendenze attuali nell’insegnamento delle lingue straniere. Roma, Carocci, 1998, cap.6. p. 151.

[6] Mannino, A.M. , <<La suggestopedia: una nuova frontiera per l’insegnamento delle lingue>>. In Scuola e lingue moderne. XXXII, 3, 1994.